mercoledì 14 maggio 2014

MOSTRA DI PITTURA DI VINCENZO GRECO SU EVITA PERON


 IL POPOLO LA CHIAMAVA CON AMORE

E V I T A

http://www.vincenzogreco.com/



"L'urlo di Evita " opera del Maestro Vincenzo Greco realizzato in occasione della mostra e dedicata ad Evita per il B&B la Casa di Evita " Art e Design"




Il Ministro Argentino Carlos Cherniak insieme a Giusy Evita Musso , Jsaias Rodriguez Diaz Ambasciatore del Venezuela , la scrittrice Ines Kainer e la Consigliere Comunale Federica Luzzo




L'artista Vincenzo Greco autore delle opere pittoriche dedicate ad Evita insieme a Giusy Evita Musso e al Ministro Carlos Cherniak




La bandiera argentina 



L'artista Vincenzo Greco autore delle opere pittoriche dedicate ad Evita insieme a Giusy Evita Musso e al Ministro Carlos Cherniak
































A pranzo con il ministro e l'ambasciatore al ristorante "il pirata" a Cinisi



L'artista Vincenzo Greco  a pranzo con il ministro e l'ambasciatore al ristorante "il pirata" a Cinisi











Evita Peròn, una donna mito della propria nazione, dopo anni
di silenzio, di poche e controverse notizie sul suo

conto, torna improvvisamente alla ribalta. Numerosi libri
tentano di raccontarla, esaltandola, denigrandola,

narrando episodi più o meno famosi tentando di tracciare una
figura che, comunque, risulta unica, affascinante dai

mille volti.

Con Evita si racconta la storia del popolo Argentino, del
sindacalismo operaio, dei descamisados, delle

rivendicazioni femminili..

Nasce povera, figlia illegittima, ma con una forte volontà
di riscossa che la porterà a rincorrere un sogno, quello di

diventare un'attrice, e la condurrà, invece, a diventare la
Dama de la speranza, la "mamma "del popolo argentino.

Seguendo alcune linee direttrici si analizzerà la
personalità di questa donna, ricostruendo le varie tappe delle sua

vita, la crescita personale ed interiore e si tenterà di
legare con un filo conduttore il pensiero e l'azione, le speranze

per se stessa e per il proprio popolo.

Alcuni cenni sul Peronismo e sulla realtà sociale
dell’Argentina completeranno il quadro che ci consentirà di

comprendere al meglio le linee guida dell’azione politica di
Evita e le idee che l’hanno ispirata.

Si tenterà di capire, insomma, come questa donna sia
diventata “mito” ed eroina per il proprio popolo; come abbia

scosso le coscienze di milioni di persone che, a distanza di
decenni, ne portano ancora il ricordo nel cuore.

EVA DUARTE: cenni biografici

Eva Maria Duarte nasce a Los Toldos, in Argentina il 7
maggio 1919, figlia illegittima e di famiglia povera. Soffre

molto la sua condizione di figlia illegittima, soprattutto
perché, spesso viene allontanata dagli altri .

Fin da bambina emerge una forte personalità, sente dentro di
sé la volontà di riscatto, si sente diversa e vuole

rimanerlo. Fin dagli anni della scuola Eva sente una forte
attrazione per la recitazione e cova dentro di se il

desiderio di divenire attrice.

A 15 anni, nel 1935, Eva parte e si trasferisce a Buenos
Aires, lasciando la madre e la famiglia per tentare la

carriera di attrice teatrale, prima, e radiofonica poi. Si
narra di un'Evita poco fortunata, dalle doti mediocri, spesso

povera e ridotta quasi alla fame. Ma la tenacia e la volontà
di arrivare, la spingono ad andare avanti tra mille

difficoltà.

Nel 1939 Eva comincia una serie di programmi radiofonici che
le porteranno la celebrità; si alterna nei ruoli di

eroine come Caterina di Russia e in quelli di ragazze
semplici che si innamorano di giovani altolocati e, dopo storie

ed episodi strazianti, riescono a realizzare il sogno.

Alla fine del 1943 Eva conosce Peròn, e il 22 gennaio 1944 i
due si rincontrano al Festival del Luna Park di Buenos

Aires dove, si dice, abbia inizio la loro storia d'amore.
Peròn la ricorda così: " Aveva la pelle bianca ma, quando

parlava, il volto le si infiammava. Le mani diventavano
rosse a forza d'intrecciarsi le dita. Quella donna aveva del

nerbo".

Nel 1945 partecipa all’organizzazione della manifestazione
per la liberazione di Peròn, allora Vicepresidente del

governo, imprigionato ed allontanato dal potere da una parte
delle forze armate. Eva si adopera per mobilitare i

descamisados, i poveri argentini, gli operai e i sindacati.
Una folla enorme e tutt’altro che rassegnata scese in

piazza e, a furor di popolo, Peròn viene liberato.

Alla fine del 1945 Eva e Peròn si sposano e, nel febbraio
del 1946, Peròn viene eletto Presidente dell'Argentina.

Eva, da allora assunse un ruolo fondamentale. Si impegnò in
battaglie politiche e sociali, la troveremo immersa in

opere di volontariato puro, di assistenza e nel ruolo di
Ministro. Da Eva comincia a nascere la "Evita" e dall'attrice

radiofonica comincia a nascere la Dama de la speranza.

1947 Evita visita l'Europa; si reca in Spagna, in Italia, in
Francia e viene ricevuta dal Papa in Vaticano.

1948: Viene creata la fondazione Eva Peròn, che avrà poteri
illimitati e campo d'azione senza confini e

rappresenterà un nuovo modo di gestire le opere di
assistenza sociale. Grazie al suo lavoro intenso ed

appassionato, Evita si guadagnerà di giorno in giorno
l'amore e l'adorazione delle masse popolari.

1951 La Confederatiòn Generale de Trabajo propone la
candidatura di Evita alla Vicepresidenza. Il 31 agosto Evita

è costretta a rinunciare ufficialmente per motivi di salute,
in realtà per l'ostilità dell'esercito.

26 Luglio 1952: Evita muore dopo una lunga malattia. Peròn
capì che bisognava preparare il popolo alla morte di

Evita, tacere la realtà non era più possibile. Un mormorio
di preghiere colme di un'intima speranza si alzava nelle

strade, nei villaggi, dal nord al sud dell'Argentina. C'era
qualcuno che era disposto ad offrire la propria vita in

cambio di quella di Evita....Per tredici giorni il cuore
dell'Argentina cessò di battere.

1955 La salma di Evita viene trafugata e scompare senza
lasciare traccia. Viene riconsegnata a Peròn nel 1971

quando era in esilio a Madrid. Solo nel 1974 tornerà in
Argentina.

EVITA IN EUROPA

"Evita rappresenterà le donne argentine in Europa. E
noi vogliamo che sia bellissima. Il consiglio che vorremmo

darle è quello di pettinarsi con i capelli raccolti, lo
chignon è la pettinatura che le sta meglio. Potrebbe dirglielo lei,da parte
nostra?": Così un gruppo di donne umili, dalla pelle scura, vestite
poveramente, si recarono alla vigilia

della partenza di Evita come "ambasciatrice
straordinaria" nel Vecchio Continente nella redazione di
"Democracia"

con la speranza di incontrare la dama della speranza.

Dopo il '46, anno dell'elezione a presidente di Peròn,
infatti, Evita diventa la "regina" d'Argentina ; da quel momento

in poi collaborerà con tutte le sue energie alla causa
peronista, e nel '47 sarà la protagonista di una trionfale visita

in Europa: in Spagna, Italia, Francia ed infine dal Papa,
evento lungamente preparato dalla diplomazia argentina

che suscitò vasta eco. I giornali dell'epoca ne danno un
resoconto entusiasmante. "Riporto da Roma - dirà la

moglie del presidente argentino - un'impressione
indimenticabile: in Vaticano tutto respira santità".

Il 6 giugno ‘47, dunque, Evita prende l'aereo per la Spagna,
un viaggio "simbolico" e politicamente significativo:

tornare alle origini con un pellegrinaggio interiore unito
alla nostalgia per le sue origine basche. Evita si recava in

Europa - si disse all'epoca - per lanciare un
"arcobaleno di bellezza" tra i due continenti. E così fu. Tre giorni
prima

della partenza, però, non mancò di inaugurare il primo dei
suoi "pensionati di transito". Un giorno - si legge in tutte

le sue biografie - era arrivata a Buenos Aires senza avere
un letto dove andare a dormire, adesso altre ragazze

come lei avrebbero avuto tutto quello che a lei era mancato.
E questo divenne ben presto l'unica ragione della sua

brevissima vita, stroncata all'età di 33 anni.

L'accoglienza in Spagna fu regale, come nel resto d'Europa.
"La piazza - scrive la Ortiz nella sua biografia "Evita

un mito del nostro secolo" - era sempre nera di gente,
un fenomeno che al passaggio di Eva si ripeté dappertutto...

Più Evita va a sud e più suscita l'idolatria". Il suo
amore viscerale per gli umili e i diseredati non tardò ad esprimersi:

a Madrid si intestardì a voler visitare con un caldo
infernale i quartieri poveri della città. Agli uomini dal volto

scavato chiedeva se avessero un lavoro, si interessava alle
malattie degli altri, regalando pesetas e ripetendo

incessantemente che non si trattava di carità, ma di
giustizia sociale. I poveri - ripeteva - hanno il dovere di

chiedere". La sorella, dopo la sua morte, raccontò che
Evita non piangeva praticamente mai: "Non versò una

lacrima quando seppe che stava per morire, ma di ritorno
dall'Argentina, pianse disperatamente mentre

annunciava la sua decisione di dedicarsi ulteriormente ai
poveri. Pianse quando concesse la pensione ai vecchi.

Pianse davanti alla miseria degli abitanti di un villaggio
della Cordigliera delle Ande”.

Durante la visita all'Escorial, l'ingenua e istintiva Evita
commentò a voce alta: "Quante stanze! Ah, che bel

pensionato per orfani si potrebbe fare".

Dopo la Spagna fu la volta dell'Italia. Il 26 giugno '47
prese l'aereo per Roma esclamando: "Adiòs Espana mìa".

All’aeroporto della capitale italiana la aspettavano il
conte Carlo Sforza, ministro degli Esteri del governo De

Gasperi, insieme alla moglie e ad alcuni esponenti del
Vaticano. Di fronte all'ambasciata, in piazza dell'Esquilino,

Evita fece fronte con austerità e coraggio alla
contestazione della cellula comunista che aveva sede di fronte. Il

giorno dopo si consumò la visita ufficiale da Pio XII. Il
Papa pronunciò qualche parola in spagnolo per benedire la

moglie del presidente e poter dire che seguiva con
attenzione "il lavoro di Peròn suo figlio prediletto", poi regalò ad

Evita un rosario d'oro. Il colloquio durò venti minuti: alla
madonna dei descamisados era stato riservato lo stesso

tempo dedicato alle regine. All'indomani dell'incontro con
il pontefice Evita ricevette a nome di Peròn la gran croce

di San Gregorio Magno. Durante un ricevimento offerto da
un'associazione femminile rinnovò il suo sostegno per il

voto alle donne. " Il mio nome - disse - è diventato il
grido di riconoscimento delle donne di tutto il mondo. E' giunto

il momento di avere gli stessi riconoscimenti degli
uomini". Ma la sua vera ossessione era l'opera sociale ed il

volontariato. Al ritorno in Argentina dirà a Peròn:
“L'Europa è vecchia: i palazzi sono molto belli... ma per farne degli

ospedali". Dopo l'Italia il viaggio proseguì a zig-zag:
Lisbona, Parigi, Costa Azzurra, Svizzera, ancora Lisbona per

volare a Dakar dove prenderà la nave per l'Argentina. In
Francia la notizia del suo arrivo - racconta sempre la Ortiz

- provocherà reazioni alla francese: una via di mezzo tra la
galanteria e l'ironia. Certo è che anche lì fu un vero

successo: alla piccola Eva Duarte, problemi politici a parte
tra Francia e Argentina, venne consegnata la Legione

d'Onore. L'ultimo giorno Evita visitò Versailles e la tomba
di Napoleone di cui aveva grande ammirazione. La sua

visita ebbe come conseguenza inaspettata: il cambiamento del
nome di una stazione della metro che da

"Obligado" diventò "Argentine". Evita
precisò senza supponenza che Obligado non era stata una vittoria dei

francesi, come essi amavano credere, ma degli argentini.

L'Europa la ricevette come non ha mai ricevuto nella storia
nessun'altra donna.

EVITA PERÒN

Le umili origini di Eva, l'indigenza vissuta per molti anni
la portano ad occuparsi subito dei poveri, dei meno

fortunati, del popolo vero e proprio. Sa benissimo che
quando si è poveri il tempo passa in fretta, ed in fretta si

deve agire. In un garage del palazzo presidenziale Evita
raccoglie beni di ogni genere da distribuire ai bisognosi,

chiama questo luogo "Negozio delle delizie", dove
ogni cosa viene rigidamente classificata. Subito si instaura con

la sua gente un rapporto speciale; arrivano lettere da ogni
parte del paese ed Evita vive per accontentare ognuna

di esse dalle più importanti alle più frivole.

In questo momento è la passione della donna a prevalere,
ancora il senso rivoluzionario del suo agire non si è

messo in mostra. Si pensa al quotidiano, ad intervenire con
"il cuore" con uno spontaneismo molto forte ma ancora

poco efficace.

Dopo il viaggio in Europa Evita torna in Argentina e si
mette all'opera, con una forza ed una determinazione senza

eguali.

La personalità di Evita comincia ad emergere, comincia a
scendere in campo, a dare battaglia e a rivoluzionare

tutto ciò su cui mette mano. Il 23 settembre 1947 presenta
la legge che riconosce il diritto di voto alle donne, unagrossa vittoria per
lei, talmente importante che l'11 novembre del 1951, già malata e reduce da una
crisi molto

forte, un'urna elettorale venne portata ai piedi del suo
letto. Era la prima volta in cui le donne argentine

partecipavano alle elezioni. "Ecco, ho votato"
disse e scoppiò a piangere per l'emozione.

Nel 1949 venne istituita ufficialmente la Fondazione Eva
Peròn, opera di assistenza sociale, uno strumento

fondamentale che funzionò fino al 1955, anno della caduta di
Peròn.

Costruì mille scuole e 18 pensionati in provincia, 4 policlinici
a Buenos Aires e altri 9 sempre in provincia. Fondò la

città dei bambini, dove i bambini poveri venivano ospitati
per potersi finalmente sentire in un mondo a loro

dimensione, il quartiere degli studenti, la casa per le
ragazze nubili, per le impiegate..."Quante volte le sue visite ad

ore assurde per controllare le condizione dei bambini, il
cibo, le provviste...".

Grandi opere, importantissime, ma grandi soprattutto nel
modo in cui venivano realizzate. In ogni angolo, in ogni

sala si respiravano e pulsavano l'amore e la passione per la
propria gente. Nessuno di questi edifici poteva

risultare freddo o anonimo. Questo il grande dono di Evita:
pensava al popolo come a se stessa.

La casa dei bambini, per esempio, non era un edificio a se
stante, ma una vera e propria cittadella in miniatura,

dove i colori, i disegni, la forma delle finestre, i tetti
rossi, facevano percepire serenità e spensieratezza, sentimenti

che i bambini dovevano sentire e assaporare dentro di loro.

Lo stesso rispetto, gli stessi sentimenti venivano trasmessi
verso gli anziani. I pensionati, le colonie estive,

l'approvazione dello statuto degli anziani, fanno sentire in
modo forte un nuovo legame che unisce il popolo

argentino. Un legame trasversale, che attraversa le
generazioni, i ranghi sociali, i ruoli.

Si dice che Evita, il giorno della promulgazione dello
Statuto, quando consegnò per la prima volta le pensioni a

1000 pensionati pianse, insieme a loro. Pianse per la gioia
di poter assicurare una vecchiaia serena agli anziani

argentini, per aver costruito pensionati talmente a misura
d'uomo, da desiderare di trascorrere in quel luogo ed

insieme a loro, la sua vecchiaia.

E ancora sorsero la casa dell'impiegata, il sindacato delle
domestiche, le colonie turistiche che ospitavano fino a

3000 persone, tutte opere necessarie per accrescere il
legame comunitario e solidaristico della gente. Questo è un

merito fondamentale della politica di Evita. La sua opera
non era soltanto un impegno a favore dei più deboli, dei

suoi descamisados, ma la volontà precisa di radicare nel
profondo del suo popolo un legame molto forte, un senso

di appartenenza che travalicasse ogni rivendicazione
sociale, uno spirito di unione talmente forte da trasformare la

popolazione Argentina in un popolo unito.

Il 26 luglio del 1949, riemerge con forza la volontà di
occuparsi delle donne, dei loro problemi, di seguirle da vicino.

Questo rapporto, però, si evolve, diventa politico. Evita
vuole rivoluzionare anche il ruolo delle donne nella vita

politica. Comincia proprio quel giorno fondando il partito
peronista femminile, alla cui presentazione accorsero 1000

donne argentine.

Riconosce le condizioni disagiate delle donne nella società
argentina; vuole agire in favore delle lavoratrici,

sottopagate e sfruttate. Sostiene che la condizione della
donna, nella visione della complementarità e della

differenza dei ruoli, e dei sessi, deve essere affrontata e
risolta dalle donne stesse. Solo chi è attore e protagonista

della vita sa affrontare ciò che deve sconfiggere. E' un po'
il concetto che emerge dalla sua continua azione in

sostegno dei poveri. Lei, che è stata povera, sa cosa vuol
dire vivere da povera, cosa sognano i poveri, di cosa

hanno realmente bisogno. Sa cogliere le sfumature, capisce
che spesso, un gesto appropriato, un dono "frivolo"

che accompagna quelli un po' più seri, può donare una
felicità, una spensieratezza tali che aiutano a tornare alla

propria vita con un “pizzico” di speranza in più.

"In politica la donna deve essere a fianco dell'uomo,
ma senza mai permettergli di immischiarsi nei suoi affari..."

sostiene Evita; un riassunto molto diretto del pensiero
appena espresso.

Il Partito femminile era, in fondo, un'altra sfaccettatura
della fondazione. L'aria che si respirava era la stessa, il

medesimo spirito, le stesse le intenzioni di base. Era
organizzato in province ed ogni delegata provinciale doveva

occuparsi del territorio ed agire, riferire ed intervenire
come, per e secondo il modo di essere incarnato da Evita.

Aiutare il prossimo, rendersi utili alla comunità, agire,
lavorare senza sosta e con furore, erano i requisiti delle

delegate e le caratteristiche richieste da Evita. Costruire
un movimento che trascini il popolo, che gli trasmetta

energia, voglia di fare e di occuparsi degli altri per riaffermare,
sempre e ancora più forte, l'identità di popolo. Nel

1951 Evita ottiene la presenza di 6 senatrici donne nelle
liste elettorali peroniste, un'altra vittoria per un percorso

politico sempre agguerrito e rivoluzionario.

Il 25 aprile del 1952 vengono elette 31 donne al parlamento
argentino.

La fondazione e il partito femminile, però, non la
allontanarono mai dal popolo. Continua ad operare come sempre

ha fatto. Ogni giorno riceve migliaia di lettere, si reca,
personalmente, presso le famiglie a portare i doni richiesti; si

interessa dei bambini più poveri regalando beni di ogni
genere e consegnandoli spesso di persona. Evita ha il forte

bisogno di sentire il popolo vicino, di trasmettere se
stessa e di farsi trasmettere emozioni spontanee, per

continuare nella sua opera, senza fermarsi mai. Il tempo,
ormai, passa veloce, la malattia avanza ed Evita sa che

la fine è vicina. "Quante volte è intervenuta
conducendo a casa sua, alla Residenza Presidenziale, dei bambini

trovati per strada che si grattavano disperatamente per la
scabbia..." "L'ho vista abbracciare i lebbrosi, i

tubercolosi, i malati.. l'ho vista stringere tra le braccia
degli straccioni e prendersi i loro pidocchi"...e ancora: "Non

avevo mai avuto dei pantaloni perché eravamo molto poveri...
il primo paio me l'ha dato Evita con le proprie mani

mentre distribuiva vestiti ai poveri..."I lavoratori, i
sindacati che, per primi, l'avevano conosciuta quando Peròn era prigioniero,
ebbero sempre un

rapporto sui generis con Evita. Un rapporto di rispetto
reciproco, di collaborazione e fiducia. I sindacati, spesso,

inviavano beni alla fondazione; i lavoratori, in alcuni
casi, devolvevano parte del salario per sostenere le opere

della fondazione. Opere grandi, importanti che, comunque,
avrebbero alleviato molte delle sofferenze cui erano

sottoposti.

Nel 1950, in prossimità delle elezioni, si pensava, e molti
si auspicavano, che la candidatura di Peròn alla

Presidenza coincidesse con quella di Evita alla
vicepresidenza. Il 22 agosto era la data fissata per annunciare la

candidatura di Evita, ma ciò non avvenne, l'ala militare
peronista non volle sentir parlare di questa vicepresidenza

ed Evita ebbe il compito di annunciarlo alla folla
insistente che voleva sentire, da parte sua, l'accettazione della

candidatura. "Ho solo un'ambizione personale, che il
giorno in cui si scriverà il capitolo meraviglioso della storia di

Peròn, di me si dica questo: c'era, al fianco di Peròn, una
donna che si era dedicata a trasmettergli le speranze del

popolo. Di questa donna si sa soltanto che il popolo la
chiamava con amore: Evita".

La malattia di Evita peggiorava ogni giorno di più. Sapeva
che il male non l'avrebbe lasciata e si consumava

lentamente, lavorando sempre di più per concludere le
proprie opere. Il suo cruccio più grande era quello di

lasciare Peròn, di non poter continuare ad affiancarlo, ad
aiutarlo nell'opera di governo del popolo argentino.

Spesso gli raccomandava i "suoi" poveri, temeva
che nessuno se ne occupasse come lei.

La morte era sempre più vicina, il popolo cominciava a
comprendere e, unito e sofferente, attendeva in strada che

un miracolo si compisse. Il 26 Luglio 1952 Evita muore dopo
una lunga malattia : nei giorni precedenti Peròn aveva

capito che bisognava preparare il popolo alla morte di
Evita, tacere la realtà non era più possibile. Un mormorio di

preghiere colme di un 'intima speranza si alzava nelle
strade, nei villaggi, dal nord al sud dell'Argentina. C'era

qualcuno che era disposto ad offrire la propria vita in
cambio di quella di Evita....Per tredici giorni il cuore

dell'Argentina cessò di battere, la sua ultima volontà era
stata quella di riposare in mezzo agli operai e, dopo mille

difficoltà, i sindacalisti la accontentarono.

"Ho solo un'ambizione personale. Che il giorno in cui
si scriverà il capitolo meraviglioso della storia di Peròn, di me

si dica questo: c'era al fianco di Peròn, una donna che si
era dedicata a trasmettergli le speranze del popolo. Di

questa donna si sa soltanto che il popolo la chiamava con
amore Evita". (Eva Peròn)

CENNI SUL PERONISMO: "La terza via"

Questa parte del documento ci è sembrata indispensabile per
inquadrare il periodo storico in cui Evita visse, agì

politicamente e quali siano state le idee le idee forza che
hanno guidato la sua azione.

"L'Argentina mi rimpiangerà, il justicialismo mi
sopravviverà". Sono le ultime profetiche parole di Peròn quando,

nell'intento di evitare la guerra civile che avrebbe provocato
alla nazione danni e lutti irreparabili, nel settembre del

'55 lascia il paese a bordo di una cannoniera per
raggiungere il Paraguay.

Nel '72, unico nella storia, tornerà in Argentina come
trionfatore. "Nel '55 - dichiarò Peròn - fummo sloggiati da

gruppi di potere internazionali. Ce ne andammo per non
provocare la guerra civile. Siamo tornati perché convinti di

poter essere ancora utili al popolo argentino". Nulla
di più vero: nessuno degli otto presidenti eletti dopo l'esilio di

Peròn è riuscito a far meglio di lui.

Da fonti delle Nazioni Unite, non certo filoperoniste,
apprendiamo infatti che dopo la caduta del colonnello Peròn

l'Argentina subì: una forte diminuzione della produzione
agricola, l'aumento incessante del costo della vita,

un'inflazione crescente, la semiparalisi dei settori primari
dell'economia, un'accentuata pressione degli investimenti

stranieri, soprattutto nordamericani, l'aumento notevole
delle importazioni dovute al deterioramento della

produzione nazionale, la contrazione dei consumi interni, la
riduzione del volume dei crediti. Si determinò una

situazione rovinosa che Peròn riuscì nuovamente a sanare
tanto da essere accolto in trionfo dal popolo. Vediamo

gli elementi e le caratteristiche costitutive della
rinascita sociale messa in piedi dal peronismo

Il fulcro della politica e della dottrina peronista, com'è
noto, è costituita dalla ricerca di una "tercera posicion" che si

opponga tanto al capitalismo imperialista quanto al
totalitarismo di stampo marxista. Molto controverso è a tale

proposito stabilire la reale portata del
"fascismo" di Peròn e le influenze del socialismo nazionale italiano.
Senza

dubbio in occasione dei viaggi a Roma e poi a Berlino, come
ufficiale di Stato Maggiore, Peròn conobbe da vicino i

nuovi esperimenti corporativi in campo economico e sociale,
traendo la convinzione che, opportunamente adattate

alla diverse e complicate esigenze del popolo argentino,
avrebbero potuto offrire al suo paese e a tutta l'America

del Sud una spinta di progresso e giustizia sociale. Lo
stesso Peròn sull'argomento disse in molte occasioni:

"Alcuni dicono che siamo fascisti, altri che siamo
nazisti. Ma io domando loro: in quale Paese del mondo

l'economia è davvero libera? Quando non è diretta dal
governo è diretta dai grandi consorzi finanziari, con la

differenza che il governo la dirige a beneficio di tutti gli
abitanti del Paese, mentre i consorzi capitalistici la dirigono

per arricchire la loro già pingui casse":

Non a caso uno dei presidenti succeduto a Peròn, Frondizi,
sottolinea che l'unica forza reale e concreta che abbia

cambiato il volto dell'Argentina è stato il peronismo e che
"appartiene ad una distorsione europea l'idea che il

peronismo non sia stata una forma democratica".

Innanzitutto occorre premettere che il peronismo non si
configura come un partito politico, ma come un movimento.

"Non siamo un partito - ripeteva Peròn - siamo un
movimento politico e come tale non rappresentiamo interessi

settari né di partito, vogliamo rappresentare e
rappresentiamo gli interessi nazionali. Il nostro obiettivo - aggiunge -

è semplicemente quello che deve essere l'obiettivo di tutte
le nazioni che lottano per la felicità dei propri figli e per

la grandezza della Patria".Ed ancora: "Il nostro
movimento ha origine operaie e non vuole persone conosciute perché già ci
conosciamo

abbastanza, il nostro movimento vuole uomini onesti,
sinceri, capaci di lavorare per il bene comune e non per il

proprio tornaconto". In questa ottica vanno anche considerate
le particolari condizioni di vita del popolo argentino

quando Peròn venne eletto presidente: un paese arretrato e
poverissimo nelle mani di un'oligarchia al servizio dello

straniero ed un popolo - il popolo dei descamisados di Evita
- che conduceva una vita vegetariana. "La mia idea -

racconta Peròn - fu allora di mettere in marcia questo
Paese, un'idea semplice come l'uovo di Colombo, in quanto

a chiunque capiti di vedere una cosa ferma, la prima idea
che gli viene in mente è di muoverla, di farla

camminare...".

Proprio per questo al centro del programma di riscossa
sociale e nazionale sta la nobilitazione del lavoro,

presupposto fondamentale della libertà individuale.
"Noi dividiamo il Paese in due categorie: quella degli uomini

che lavorano e quella che vive alle spalle degli uomini che
lavorano. Di fronte a questo stato di cose - spiega il

capo del peronismo - noi ci siamo schierati dalla parte
degli uomini che lavorano". Quanto alla presunta attenzione

del marxismo per la stessa antropologia umana, nel peronismo
si sottolinea l'inadeguatezza della categoria della

lotta di classe, considerata un veleno che conduce alla
discordia permanente e alla distruzione di molti valori

fondamentali.

"Non appoggiamo il lavoratore - dirà Peròn nell'aprile
del '44 - contro il capitale socialmente sano né i monopoli

contro la classe lavoratrice, ma soltanto favoriamo
soluzioni che portino benefici, in parte eguali, ai lavoratori, al

commercio e all'industria perché ci interessa soltanto il
benessere della nostra patria".

La "redenzione sociale" dunque venne inizialmente
affidata alla riforma rurale, poi a quella industriale, infine a

quella sociale. Con la prima, grazie ad un più saggio e
razionale sfruttamento della terra, con l'aiuto del Consiglio

Agrario e la consegna della terra a chi la lavorava, venne
aumentata la ricchezza. Il paese divenuto più ricco in

virtù della maggiore produzione e moltiplicata la ricchezza
con l'industrializzazione dell'agricoltura trasse i primi

benefici. Naturalmente non mancarono le resistenze dei
"ricchi" alla rivoluzione peronista. "Quando decisi di

migliorare le condizioni della classe lavoratrice argentina
- spiega Peròn - pensai immediatamente che esistevano

due mezzi: uno consisteva nell'aumentare la ricchezza, il
che richiedeva un maggior lavoro ma non eravamo nelle

condizioni di farlo. Dovevamo ricorrere all'altro mezzo che
consisteva nel togliere a chi aveva per darlo a chi non

ne aveva".

Il peronismo sarà definito "umanesimo operante”: una
concezione sociale che tenta di equipaggiare gli uomini

dando loro eguali possibilità per assicurarsi un avvenire
nel quale a nessuno manchi il necessario.

"Il peronismo - dirà Peròn nell'agosto '48 - o si sente
o non si sente. Fortunatamente io non sono uno di quei

presidenti che si appartano; vivo con il popolo come ho
sempre vissuto, per poter conoscere le vicissitudini, le

ansie, i problemi, le preoccupazioni, le gioie e le
tristezze del popolo lavoratore. E provo un'intima soddisfazione

quando vedo che un operaio va ben vestito o va con la sua
famiglia a teatro. Provo allora la stessa soddisfazione

che proverei trovandomi nella stessa condizione di
quell'operaio. Questo è peronismo".

Un altro elemento costitutivo del modello politico di Peròn
è l'indipendenza dalla pressioni internazionali sul suolo

argentino. Nei confronti degli Stati Uniti, Peròn riteneva
che non ci sarebbe mai potuto essere un vero stato di pace

fino a quando il rispetto "all'integrità della sovranità
nazionale" non avesse prevalso su tutto il resto. "E' impossibile

- aggiunge - poter stabilire la pace morale, premessa della
pace totale, se l'intolleranza pretende di assoggettare

persino con mezzi coercitivi la vita degli altri ai modelli
e ai metodi propri".

Nei riguardi della donna, poi, il peronismo ebbe
un'attenzione ed una sensibilità straordinarie. "La società moderna

non limita il lavoro delle donne, però ha l'obbligo di
assicurare loro una efficace protezione... La retribuzione del

lavoro femminile con un salario inferiore può convertirsi in
fattore di sfruttamento e di competizione sleale per

l'uomo. Per questo è quindi fondamentale, per una vera
giustizia sociale e per un normale sviluppo del lavoro,

stabilire il principio che a ugual lavoro corrisponde uguale
salario".

Le verità del peronismo

Il 17 ottobre 1950 in una memorabile giornata di entusiasmo
popolare Peròn enunciò alla folla accorsa in Piazza di

Maggio i punti chiave del suo manifesto programmatico:

1 La vera democrazia è quella in cui il governo compie la
volontà del popolo e difende un solo interesse : quello del

popolo.

2 Il peronismo è essenzialmente popolare. Ogni fazione
politica è antipopolare e pertanto non è peronista.

3 Il peronista lavora per il movimento. Colui che in nome
del partito serve una fazione o un caudillo è peronista

soltanto di nome.

4 Per il peronismo c'è soltanto una classe di uomini: quella
degli uomini che lavorano.

5 Nella nuova Argentina il lavoro è un diritto che dà
dignità all'uomo, ed è un dovere perché è giusto che produca

almeno quanto consuma.

6 Per un peronista non vi può essere niente di meglio di un
altro peronista.

7 Nessun peronista deve sentirsi di più di quello che è, né
meno di quello che può essere. Quando un peronista

comincia a sentirsi superiore a quello che è, sta già
trasformandosi in un oligarca.

8 Nell'azione politica, la scala dei valori di ciascun
peronista è la seguente: prima la Patria, poi il movimento ed infine

gli uomini.

9 Per noi la politica non è un fine ma soltanto un mezzo per
il bene della patria che è costituito dalla prosperità dei

suoi figli e dalla sua grandezza nazionale.






domenica 23 febbraio 2014

San Francesco Mosaico realizzato dal Maestro Vincenzo Greco


http://www.vincenzogreco.com/blog/92-mosaici-sacri-colomba-spirito-santo-fonte-battesimale-scopri-con-quanta-passione-ho-realizzato-un-opera-darte-vincenzo-greco

Bellissimi sono i mosaici dedicati alla vita di San Francesco d’Assisi sulle pareti della galleria che introduce alla lucentissima cripta realizzata con tessere  d’oro  dedicata a Padre Pio da Pietrelcina. Eccezionali sono tutti gli altri mosaici che decorano tutti gli spazi di questo luogo di fascino particolare.  Piace a tutti questo spazio di dorata luminosità che pare quasi essere in contrasto con l’asprezza della filosofia dei Cappuccini.



Negli spazi espositivi  più esclusivi della Capitale, l’artista Vincenzo Greco  inizia oggi la sua mostra con una selezione dei lavori in mosaico più significativi realizzati con tessere di vetro di murano : dai paesaggi alle città, fino ad arrivare ai ritratti di celebrities , icone sacre, immagini religiose che l’hanno consacrato primo  artista, mosaicista e ritrattista italiano.




Mosaici e vetrate artistiche singole e ready-made  riportano immagini frutto della sensibilità e dell’abile fare di un artista che, con le sue creatività, riesce a donare eterna bellezza a opere d’arte esaltando l’unicità dei volti nelle figure , dei luoghi di culto,  e dei momenti che caratterizzano la nostra memoria artistica ed il nostro presente .


 Grazie alle diverse possibilità compositive e creative sperimentate, le opere diventano scrigno di infinite visioni, specchio di una realtà caleidoscopica che riflettono una rilettura della realtà vissuta. In perfetta sintonia con l’identità che caratterizza la città di Roma, sospesa tra eternità e dinamismo, verranno proposti frammenti di vetri d’arte e mosaici che rappresentano l’arte di sperimentale dell’eclettico percorso del maestro Vincenzo Greco. Immagini sacre dotate di ritmo incessante, che testimoniano un atteggiamento creativo caratterizzato dalla capacità costante di sapersi rinnovare e dallo spirito ludico dell’artista, che ben si fonde con la filosofia dell’universo clericale.







mercoledì 4 dicembre 2013

Scopri come è facile acquistare vetrata sacra Gesù Risorto del maestro Vincenzo Greco



http://www.vincenzogreco.com

Mosaici e Vetrate artistiche
Questo è ciò che facciamo con tanta passione da 25 anni.

Piacere di conoscervi! :-)



Salve, lasciateci presentare, siamo la bottega d’arte “Vincenzo Greco”. Sappiamo dipingere ad occhi chiusi ma non sappiamo stare ad occhi chiusi senza creare qualcosa di nuovo nel mondo dell'arte. Non ci piacciono le opere piatte e quando elaboriamo le idee dei nostri clienti pensiamo subito: “Come potremmo farle diventare più gustose?”.
Deformazione professionale da artisti master chef. 

E adesso veniamo ai nostri 3 più grandi pregi:

Siamo sempre positivi e propositivi
Amiamo creare e dare consigli, lavorare accanto al cliente per rendere visibile e reale ogni desiderio che sta cuore dell'acquirente: realizzare un opera d’arte.

Diamo significato a ogni opera d'arte
Chi ha detto che un'artista debba pensare solo a dipingere? Un professionista sa bene che un dipinto è fatto da ciò che si legge e da ciò che si vede. Per questo noi curiamo con attenzione non solo la grafica ma anche il significato intrinseco di ciò che si crea. I clienti che hanno acquistato da noi sanno bene quanto siamo precisi e puntuali.

Progetti e preventivi gratis!

Avete il diritto di mettere alla prova le nostre abilità di creativi, di artisti e mosaicisti. Quindi siamo disponibili a consigliarvi in modo preciso e corretto. Progettiamo e realizziamo opere d’arte a costi bassi, con la possibilità di effettuare il montaggio e la spedizione a spese nostre.

Trovare l'idea creativa ci rende orgogliosi!
State cercando un’idea per un mosaico, una vetrata artistica o un opera d’arte in generale? Troviamola insieme!
Trovare la giusta idea ad un manufatto artistico o ad un progetto creativo per noi è semplice, molto più semplice che decidere il nome per vostro figlio. Un nostro mosaico o vetrata artistica, infatti, può contribuire a rendere preziosa la vostra casa o il vostro arredo sacro ed è importante scegliere l'idea più originale, lineare ed elegante.
Pensateci: quante volte avete acquistato un prodotto in base alle emozioni che quell'opera vi ha suscitato? Un mosaico può trasmettervi serenità (es. mosaici con decori azzurri in una piscina), allegria (es. vetrate artistiche colorate nelle porte scorrevoli) e qualità (es. bagni con mosaici e decori in oro).
 La qualità e la convenienza che fanno la differenza.

Contattateci senza impegno per un preventivo gratuito!
Vendita on-line e consegna gratuita in tutta Italia.



Risposta: La risurrezione di Gesù è importante per diversi motivi. In primo luogo, testimoni della grande potenza di Dio stesso. Credere nella risurrezione è credere in Dio. Se Dio esiste, e se ha creato l'universo e ha potere su di essa, egli ha il potere di resuscitare i morti. Se egli non-ha tale potere, Egli non è un Dio degno della nostra fede e di culto. Solo Colui che ha creato la vita può risorgere dopo la morte, solo Lui può invertire la bruttezza che è la morte stessa, e solo Lui può rimuovere il pungiglione che è la morte e la vittoria che è la tomba (1 Corinzi 15: 54-55). In Resurrecting Gesù dalla tomba, Dio ci ricorda la sua sovranità assoluta sulla vita e sulla morte.

In secondo luogo, la risurrezione di Gesù è una testimonianza della risurrezione di esseri umani, è un principio qui fondamentale della fede cristiana. A differenza other tutte le religioni, il cristianesimo solo possiede un fondatore che trascende la morte e che ha promesso ai suoi seguaci che farà il Saami. Tutte le religioni sono state fondate de other da uomini e profeti la cui fine è stata la questione. Come cristiani, ci conforta il fatto che i nostri est devenu uomo di Dio, morto per i nostri peccati, e risorto il terzo giorno è stato. Il grave non poteva trattenerlo. Egli vive, e Lui siede oggi alla destra di Dio Padre nei cieli.

In 1 Corinzi 15, Paolo spiega in dettaglio l'importanza della risurrezione di Cristo. Alcuni in Corinto Chi non credevano nella resurrezione dei morti, e in questo capitolo Paolo dà sei conseguenze disastrose se non ci fosse risurrezione: 1) predicando Cristo avrebbe senso (v 14). 2) la fede in Cristo sarebbe inutile (v 14) .; 3) I testimoni e tutti i predicatori della risurrezione sarebbe bugiardi (v 15) .; 4) Nessuno sarebbe stato redento dal peccato (v 17) .; 5) treno tutti i credenti sarebbero periti (v.18); e 6) I cristiani sarebbero le persone più miserabili della terra (v. 19). Cristo è risorto dai morti obiettivo e "è diventata la primizia di coloro che, sono morti" (v. 20) Garantire AbeBooks web Will Follow Him nella risurrezione.

La parola ispirata di Dio garanzie deve risurrezione del credente alla venuta di Gesù Cristo per il Suo Corpo (la Chiesa) a Rapture. Tale speranza e garanzia dei risultati in una grande canzone di trionfo, come Paolo scrive in 1 Corinzi 03:55, "Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione? "

Come non conclusive versi tesi riguarda l'importanza della risurrezione? Paolo risponde, "sai ... che la vostra fatica nel Signore non è vana" (v. 58). Ci Sappiamo che perché saremo risorti a nuova vita, siamo in grado di subire persecuzioni e sicuro per amore di Cristo ricorda (vv. 29-31), così come ha fatto Chi. Siamo in grado di seguire l'esempio dei martiri attraverso la storia di milliers che volentieri scambiati la loro vita terrena per la vita eterna mediante la risurrezione.

La risurrezione è la vittoria trionfante e gloriosa per ogni credente. Gesù Cristo è morto, fu sepolto, e alzò il terzo giorno selon la Scrittura. E, Egli viene di nuovo! I morti in Cristo sarà esaltato, e quelli che rimangono e sono vivi alla sua venuta recevoir sarà cambiata e nuove, corpi glorificati (1 Tessalonicesi 4: 13-18). Perché la risurrezione di Gesù Cristo per la salvezza? È dimostrato che Dio ha accettato il sacrificio di Gesù 'sulla nostra struttura conto. Esso dimostra che Dio ha il potere di sollevare noi dai morti. Garantisce deve che coloro che credono in Cristo non resterà morto, obiettivo sarà risuscitato a vita eterna. Questa è la nostra beata speranza!

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  • Abruzzo: Chieti, L'Aquila, Pescara, Teramo.
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lunedì 16 settembre 2013

Studio della sezione aurea per la progettazione del mosaico della Madonna di Lourdes





La sezione aurea riconosciuta come un rapporto esteticamente piacevole è stata usata come base per la progettazione del mosaico della Madonna di Lourdes, accostato agli elementi architettonici esistenti.
In realtà l'artista e mosaicista Vincenzo Greco Ha dimostrato che la percezione umana mostra una naturale preferenza e predisposizione verso le proporzioni in accordo con la sezione aurea; gli artisti tenderebbero dunque, quasi inconsciamente, a disporre gli elementi di una composizione in base a tali rapporti.




 Nella " Madonna di Lourdes" Infatti misurando l’altezza da terra al nastro azzurro posto sulla pancia e l’altezza complessiva il loro rapporto risulterà 1.618, così anche il rapporto tra  la distanza tra il collo del femore e il ginocchio e la lunghezza dell’intera gamba o anche il rapporto tra il gomito e la punta delle dita  e la lunghezza del braccio.





Nel disegno architettonico  la “geometria sacra” è usata nella pianificazione e costruzione di edifici religiosi come chiese, moschee, templi, altari,  monumenti e complessi vari, tabernacoli o dipinti, sculture o anche spazi sacri. Nella geometria sacra, concetti simbolici e sacri sono assegnati a certe sagome o proporzioni geometriche. In tempi passati certi numeri e strutture che vennero presto correlate ai numeri (poligoni, pentagoni, triangoli, quadrati, esagoni) avevano anche un significato metaforico.
Per molte culture tradizionali, la presenza in natura di varie strutture geometriche,  quali la conchiglia del Nautilus (che forma una spirale logaritmica) e gli alveari esagonali formati dalle api  è bastante a sostenere la rilevanza cosmica delle forme geometriche e matematiche.
Nella formazione intellettuale occidentale, gli esempi più tipici di questo concetto sono le conoscenze di Pitagora e le "forme ideali" di Platone. In effetti, questa concezione della matematica sembra essere estesa fin dai tempi primitivi, come globale culturale della conoscenza umana.



Usi della geometria nelle pratiche religiose ed esoteriche
Il termine geometria sacra è usato per indicare l'applicazione della geometria alla religione e all'esoterismo, come risultato diretto della elaborazione del cosmo sopra descritta. Gli oggetti geometrici che occupano un ruolo più importante in ambiti sacri e/o esoterici sono quelli che presentano più simmetrie, quali ad esempio i solidi platonici o i poligoni regolari, o quelli che generalmente richiamano un'idea astratta di eleganza e bellezza, quali la sezione aurea.



Tali forme geometriche sono usate in tutte le culture nella costruzione e strutturazione di edifici sacri come templi, moschee, megaliti, monumenti, chiese, nonché di spazi sacri come altari e tabernacoli, oltre che nella creazione dell'arte sacra. Le stesse strutture geometriche (come la sezione aurea, le piramidi, o i poligoni regolari) sono presenti nell'antica architettura egizia, greca e romana, nonché nell'Europa medievale cristiana. Le comunità spirituali dell'India e dell'Himalaya costruirono templi e fortificazioni basati su strutture geometriche dette mandala.



venerdì 9 agosto 2013

Sacra Sindone Statua e ricalco fedele del lenzuolo, opera dello scultore Vincenzo Greco

LA SCULTURA DELL'UOMO DELLA SINDONE

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la ricostruzione tridimensionale del corpo dell'uomo della Sindone, realizzata dallo scultore Vincenzo Greco
il maestro Greco ha compiuto un'operazione straordinaria: partendo dall'orma impressa sullo storico lenzuolo, su cui la scienza indaga da molti secoli, ne ha ricavato una ricostruzione tridimensionale di straordinaria suggestione. Un'opera unica al mondo. Per tracciare al meglio la figura di Cristo, catturata nell'opera di Vincenzo Greco , tra le mani dello scultore si sono fuse arte, scienza e fede. Arte perché è senza dubbio la mano di un artista quella che ha saputo scolpire nella materia il, seppure ipotetico, Corpo di Cristo. Scienza perché per compiere la preziosa ricostruzione, il Maestro si è avvalso di documenti unici e inediti, di dati acquisiti tramite noti esperti in antropologia, anatomia e informatica. Ogni particolare, ogni punto di flagellazione , nella statua, ha un significato che documenta la dinamica degli eventi. Fede, infine, perché non è una qualunque scultura, non una qualunque opera d'arte e non ha, per i cristiani, lo stesso valore di una tela impressionista né di un ritratto d'autore. Quello che giace avvolto dal "rigor mortis" è il Corpo di Cristo, il Figlio di Dio.

































L’ ultima ostensione risale all’ anno giubilare del 2000. Da allora non poche volte il mistero della Sacra Sindone è tornato alla ribalta, sia sui media che nel web. E’ veramente il sudario di Cristo quello che verra’ mostrato dal 10 aprile 2010 e per circa 40 giorni nel Duomo di Torino?
Si susseguono negli anni i tentativi di far propendere l’ opinione pubblica per l’ una o per l’ altra tesi, mentre la Chiesa cattolica, ufficialmente, lo considera “un ricordo della passione di Cristo” , con un comportamento perlomeno ambiguo. La gelosia con la quale questa preziosa reliquia viene custodita non lascerebbe dubbi al dato di fatto che in ogni caso, il telo misterioso nasconda anche malcelati interessi.
Sopratutto i giornali esteri ,negli ultimi tempi, hanno sottolineato la possibilita’ che il Sacro Sudario, possa essere un falso ben congegnato addirittura nel 1300. Il giornale francese Nouvel Observateur,ha pubblicato la notizia che in Italia è stato realizzato un clone del telo venerato , una copia realizzata in laboratorio utilizzando le tecnologie del 1300, un esperimento atto a dimostrare che la Sindone sia l’ opera di un falsario dell’ epoca.
Citando un articolo pubblicato da Repubblica e visionabile qui’ ci descrive gli esperimenti fatti dal professor Luigi Garlaschelli ,docente di chimica organica all’ universita’ di Pavia. Egli ha dichiarato che per ottenere una copia della Sindone è stato sufficiente mettere in forno uno specifico tipo di telo e poi lavarlo con acqua.
Successivamente la sua equipe ha messo il telo sul viso di uno studente e ricalcato i lineamenti con ocra. Il procedimento è durato una settimana. L’ Observateur, in un successivo articolo, fa’ notare come l’ esperimento svolto dal professor Garlaschelli, sia stato finanziato dal Cicap (centro italiano per il controllo delle affermazioni del paranormale)che il giornale definisce “un associazione di atei ed agnostici”.
Ma, sottolineando che cio’ non inficia alcuna conclusione, il giornale francese fa’ notare la seguente dichiarazione di Garlaschelli (se permettete, inquietante): «Il denaro non ha odore. Quello che è stato fatto è stato fatto scientificamente. Se la Chiesa (cattolica) vorrà in futuro finanziarmi, sono il suo uomo». Il mistero della Sacra Sindone, malgrado l’elevato livello di tecnologia a cui è giunto l’ uomo, si infittisce anzicheno’.
Ad uno studio mirato che conferma la autenticità del Sacro telo, ne segue un altro che smentisce categoricamente la precedente versione. Il flusso di denaro continua ad essere l’ unica cosa che interessi in molti degli argomenti che muovono masse di persone alla ricerca di serenita’.